lunedì 23 gennaio 2017

Characters Book tag

Un booktag veloce raccolto e accolto con piacere da Bookitipy, un blog letterario presente anche su Instagram con molte fotografie e libri.
Ma ecco il Booktag, ho provato a farlo velocemente senza pensare troppo e, per fortuna o purtroppo, è venuto un po' austeniano:

Libro in lettura

Il lamento di Portnoy - Philip Roth


Personaggio preferito maschile
Algernon - L'importanza di essere Ernest...Il primo a cui ho pensato in verità è Gatsby, ma diamo un tono allegro a questo booktag!


Personaggio preferito femminile
Lizzie - Orgoglio e Pregiudizio


Personaggio che odi
Ci sono mille personaggi antagonisti a cui potrei pensare... invece mi è venuta in mente Margaret Hale di Nord e Sud, non la odio, però ho letto recentemente il romanzo e un pochino mi ha delusa. Per tutta la lettura non sono riuscita ad entrare in sintonia con la protagonista, con i suoi pensieri, con le sue opinioni... forse non l'ho odiata, ma di certo non l'ho amata.
(E paragonare la Gaskell con Jane Austen e Lizzie con Margaret è sacrilegio 😏)


Qualità di un personaggio che ti piacerebbe avere
L'ingegno di Poirot sommato all'arguzia e alla conoscenza di Guglielmo da Baskerville.


Personaggio più simile a te
La prima risposta che mi è venuta un mente è stata Jane Eyre... ma poi mi sono ricordata di Fanny Price di Mansfield Park... un altro personaggio austeniano.

Lascio il compito di pensare ai propri personaggi a:

Uno scaffale di libri
Il cuore in un libro
Il piacere della lettura



lunedì 16 gennaio 2017

Un perfetto e ansioso Blue Monday


La parola ansia regna nella mia vita e di molte delle persone che mi circondano. È una mia impressione o l'ansia è sempre più popolare ultimamente? Sicuramente nei social ci sono un bel numero di video, foto e post che hanno per tema l'ansia.
Ansia per cosa? Per il lavoro, per averlo o per doverlo trovare, per lo studio, ansia da impegni, ansia nelle relazioni...

Oggi è il Blue Monday, il giorno più triste dell'anno; perché fa freddo, perchè la gioia del Natale è alle spalle e l'estate è lontanta.

Per me oggi non è un giorno triste, ma, come troppo spesso accade, un giorno pieno d'ansia per gli impegni e gli orari da incastrare, per gli obiettivi da raggiuingere, per le scadenze da rispettare.
Allora mi sento un po' come Elisa di Fotografie in Re Maggiore che sin dalle prime parole si confessa come ansiosa cronica.

E per citare Ascanio Celestini: "C'ho l'ansia!"




venerdì 23 dicembre 2016

Incontro Firmacopie

24 dicembre - Incontro firmacopie dalle 10 alle 15
Centro commerciale Porta di Roma - Kukkuma Caffè

È sempre bello incontrarsi con un amante della lettura e domani potrebbe essere l’occasione giusta!


lunedì 19 dicembre 2016

Regali di Natale

Non importa quanto spesso ci si veda con alcune persone: quando si avvicina il periodo di Natale c'è quest'istinto di dover fare un inventario dei propri conoscenti, amici e parenti... e poi cene fra colleghi, cene fra amici... super cene in famiglia.
Ed io e Livia non eravamo certo da meno, anche noi eravamo contagiate da quel morbo che non ti lascia una sola serata libera e che ti costringe a stipare persino più di un impegno al giorno: aperitivo con Tizio alle 19,00, appuntamento con Caio per cena alle 20,30 e dopocena alle 23 con Sempronio.
Era forse una sorta di allenamento per lo stomaco per quelli che sarebbero stati i cenoni familiari?
Senza parlare degli stupidi e insulsi presenti che vengono scambiati. Presenti, non regali: candele e banali oggetti di decorazione per la casa comprati a manciate senza un criterio studiato.
(Fotografie in Re Maggiore)




mercoledì 30 novembre 2016

Lui il dolce non lo prende mai - di Ileana Moriconi

Foto di Alessia Damiani
Parole di altri è una nuova rubrica dove ospito racconti di altri scrittori.
Il primo racconto che accolgo è di Ileana Moriconi, una scrittrice che prende parte al progetto Spazinclusi, un collettivo di scrittura e condivisione:
 http://www.spazinclusi.org/chi-siamo/



Devo essere bella. Appena mi vedrà dovrà pensare che in confronto a me le altre donne della sala scompaiano. Non può non pensarlo.
Sono qui, su questa nave, per lui e probabilmente anche lui è qui per me. Dev’essere sicuramente così. Certo, dall’ultima volta che ci siamo visti ne è passato di tempo. Sessantacinque lunghissime ore di distanza. Un incubo.
Molte volte ho avuto la tentazione di chiamarlo e spesso ho ceduto. Il telefono squillava, per due, tre, quattro, cinque, dieci volte, poi la sua voce si affacciava nella mia mente e io restavo come paralizzata. Riattaccavo. Cosa potevo dirgli? Avevo il vuoto nella testa, qualunque possibile frase sembrava dissolversi nella sua banalità.
E questa era la parte migliore. Poi c’erano tutte le telefonate in cui lui non rispondeva. E allora sì che era dura. L’eco sordo e artificiale che si ripeteva, ancora e ancora, esattamente per tredici volte, numero massimo oltre il quale il telefono si arrende.
Io no. In quei casi restavo in attesa che mi richiamasse, sempre invano. Ma io so il perché, è semplice. Lui non può richiamarmi altrimenti lei lo scoprirebbe. Lei. Quella donna insignificante con cui passa le giornate, tutte uguali, per non parlare delle serate. Come stupirsi che lui voglia di più! È stato fortunato, ha trovato me.
Io gli do le attenzioni di cui ha bisogno un uomo del suo spessore, non gli faccio mancare niente. Però dobbiamo stare attenti, soprattutto lui. Sono certa che più di una volta lei lo abbia scoperto e lo abbia costretto a rispondere ai miei messaggi con frasi assurde. Come quella notte: mi svegliai di colpo e d’istinto gli scrissi un messaggio con il cellulare.
“Ti ho sognato, è stato un incubo. L’idea di perderti mi tormenta. Ti amo”.
La sua risposta mi sorprese. “Smetti di scrivermi o ti denuncio”.
Poi capii. Era stata lei. Aveva sentito il cellulare squillare, glielo aveva strappato dalle mani con i suoi modi da arpia, e aveva risposto al messaggio.
Ma è un’illusa se pensa basti così poco a scoraggiarmi. Infatti, da quella notte, io e lui continuiamo a sentirci di nascosto. Lui mi ama attraverso il suo modo di rispondere al telefono, con quella dolcezza nella voce che traspare ad ogni “Chi è?”, ripetendolo più volte nella segreta speranza di ottenere una risposta. Ma nei nostri silenzi c’è molto più dello squallore delle parole. Le frasi, le domande, le risposte, tra noi non servono. È inutile parlarci, basta molto meno per capirci. Lui legge i miei messaggi, io lo so, e posso immaginare i sorrisi che gli provocano e che cerca di reprimere per proteggermi.
Perché lui mi ama, e se continua a portare avanti questa farsa con lei è solo per difendere me e il mio mondo.
Ma su questa nave lei non c’è. E oggi lui potrà essere solo mio.
Sta mangiando insieme ad alcuni amici e io continuo a osservarlo. Fa finta di niente, sta cercando di mantenere le apparenze. Di sicuro i suoi amici conoscono anche lei e sarebbe pericoloso uscire allo scoperto proprio adesso. È furbo, riesce a evitare persino di guardare nella mia direzione. Io non ne sono capace e continuo a fissarlo.
Ammiro il suo buon gusto in fatto di scelte in cucina – come in tutto il resto – e mi lascio guidare da lui per le ordinazioni. Come antipasto ha chiesto al cameriere un’insalata di mare. Ottima scelta, la prendo anch’io. Mangio lentamente per non finire prima di lui. Lo aspetto, sceglieremo insieme. Ecco, ha finito. Chiama il cameriere e cerco di capire cosa gli chieda dal movimento delle labbra. Una coppia, in cerca del proprio tavolo, attraversando la sala mi copre la visuale e Federico scompare. È un istante ma sembra durare un’eternità. Gli orologi si fermano e la musica tace, portando con sé le luci della sala e l’eleganza trasudata dalla nave in festa. Il mio cuore al contrario accelera, vorrebbe superare con rapidità questo momento ma il tempo è nemico e stenta a rimettersi in moto. Finalmente la coppia si siede e riesco a respirare di nuovo, mentre la nave torna a brillare e la musica riparte insieme al ticchettio degli orologi.
Per calmarmi del tutto ho bisogno di bere. Mi sembra una buona mossa su ogni fronte, mi farà guadagnare tempo mentre gli arriva il primo piatto e io lo possa ordinare. Scommetto che avrà scelto il suo preferito, risotto alla crema di scampi. Lo conosco troppo bene.
Arriva il risotto, come previsto, con lui non sbaglio mai. Del resto è anche il mio piatto preferito da quando lo conosco e lo ordino al cameriere. Il ragazzo accanto a me cerca di coinvolgermi nella conversazione intavolata con gli altri ospiti, ma io rispondo a monosillabi sperando che si arrenda. Sono troppo concentrata su Federico, non voglio perdermi niente. Non so cosa prenderà per secondo e non mi vengono pronostici. E se lo conoscessi meno di quanto creda? Devo rimediare. D’ora in poi, ogni volta che pranzeremo insieme, potrei fargli delle foto. Da questa distanza, quella scelta di solito per sentirci sicuri, dovrebbero venire bene. Potrei cominciare da subito. O forse no, se i suoi amici se ne accorgessero rovinerei tutto proprio ora.
Il cameriere gli porta una grigliata mista. Hanno ordinato tutti insieme e la dividono. Anche se l’avessi fotografato questa informazione non mi sarebbe servita, ho fatto bene a evitare il rischio.
Ora mancano solo il caffè e un amaro. Dopo potremo uscire fuori a prendere una boccata d’aria, tanto lui il dolce non lo prende mai.
Lo precedo fuori dalla sala ristorante, faccio due passi da sola prima che lui mi raggiunga. Mi godo l’aria fresca sulla pelle, il lento scorrere della nave sulle onde, tenendo d’occhio l’accesso al ponte. Oggi il mare sembra essere indeciso. È agitato ma non abbastanza da diventare mosso. Le ripetute onde lo increspano senza mai arrivare a smuoverlo davvero. La superficie appare accarezzata dal vento mentre chissà quali incontri di correnti nasconde. È una distesa in cui ogni onda segue la sua simile e a sua volta viene seguita, muovendosi con metodo, senza mai riuscire a incontrarsi.
Sento un urto e qualcosa mi cade.
“Mi scusi” mi dice, raccogliendomi la borsetta.
Lo guardo e tornano la paralisi e la bocca secca. Il mare mi ha distratta per un attimo dall’obiettivo. Mi sforzo.
“Non preoccuparti”. È tutto quello che riesco a dire, prima di voltarmi di nuovo verso quel mare che è l’unico a sapermi fare compagnia.
Mi ha parlato. In codice, certo. Eravamo soli ma non si sa mai. Federico ci tiene a salvare le apparenze. Vuole proteggermi, per lui è la cosa più importante.
Però mi ha parlato. Sorrido. Lo sapevo, nemmeno lui riesce a starmi lontano.


In ogni parola di questo racconto ritrovo amore, ossessione e il controllo di essi. L'equilibrio perfetto della forma e dello stile di ogni frase descrivono bene i sentimenti della protagonista, anch'essi in equilibrio, ma solo apparentemente.
Un crescendo d'informazioni in una calma apparente, come quella del mare "agitato ma non abbastanza da diventare mosso"; un racconto che narra una situazione e uno stato d'animo che per il momento sono agitati, ma non ancora mossi.

Per leggere più racconti di Ileana Moriconi, v'invito a visitare il sito di Spazinclusi:
http://www.spazinclusi.org/


lunedì 21 novembre 2016

La gelosia di Elisa

Giulia e Andrea erano seduti vicini all’altro capo del tavolo, ma non distanti da me. Discutevano di calcio, perché Giulia ne sapeva persino di calcio. Lei con un’opinione opposta a quella di Andrea. Una discussione maliziosa, qualche battuta a doppio senso, occhiate ironicamente indignate. Alla fine trovarono un accordo. Lui fece una battuta e lei rise languidamente.
Io li guardai con rabbia in silenzio, fingendo di ascoltare quello che Laura mi diceva.
Non m’importava, avrei solo voluto urlare, piangere o scappare via.
Invece rimasi lì a un metro da loro, seduta a spiarli senza che se ne accorgessero.
Giulia colpì scherzosamente Andrea al braccio.
Iniziarono a parlare di qualcos’altro, di frivolezze che non pensavo potessero interessare Andrea. Il nuovo braccialetto di Giulia con dei campanelli come quelli di un gatto.
Andrea giocherellava con quei ciondoli. Continuava a toccare il polso e la mano di Giulia.
E io continuavo a guardarli.
(Da Fotografie in Re Maggiore)